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Proposta di modifica della direttiva europea 2003/88/CE in materia di sicurezza dei lavoratori/orario di lavoro.

La presidenza di turno del Consiglio Europeo ha presentato, in occasione della riunione del Consiglio prevista il 9 e 10 Giugno, una proposta di modifica della Direttiva del Parlamento europeo 2003/88/CE concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro.

In accordo con il CPME (Comitato Permanente dei Medici Europei) ed in particolare con la FEMS (Federazione Europea dei Medici Ospedalieri), di cui la nostra associazione fa parte, confermiamo la nostra opposizione (il documento originale del CPME) alle proposte di modifica della Presidenza Slovena, gia’ manifestate negli anni precedenti.

In particolare:

1. L’ Orario di guardia e’ sempre da considerare orario di lavoro, anche in caso di inattivita’. E’ tuttavia il caso di precisare che, in Italia, e’ stata da tempo abolita la “guardia di attesa” ed i turni di guardia sono considerati come “guardia attiva”, di conseguenza l’argomentazione trattata all’art. 2 bis, che si vuole inserire nella normativa 2003/88/CE, al momento, per noi e’ superata, ferma restando la nostra posizione contraria in sede di Associazione Europea.

2. Il riposo post guardia deve essere effettuato immediatamente alla scadenza del turno di servizio, e non dopo un indefinito “tempo ragionevole”. Sono noti gli studi effettuati nei confronti dei medici allo scadere dei turni di guardia notturna, fra i quali si e’ verificato un numero di incidenti stradali superiore alla media, dovuti alle loro alterate condizioni di attenzione.

3. Il superamento delle 48 ore settimanali non e’ accettabile, non solo per il problemi di affaticamento individuale, ma anche perche’ una simile possibilita’ favorirebbe la riduzione dei posti di lavoro, gia’ ampiamente attuata in virtu’ delle norme degli anni precedenti relativa alla riduzione drastica del turnover. Nel nostro Paese la situazione e’ particolarmente critica, come dimostrato dagli studi eseguiti dell’ANAAO-Assomed toscana, ripresi in tempi recenti dalla FNOMCeO, in base ai quali, entro un breve periodo, non superiore a 9 anni, ci si deve attendere, per motivi di eta’ e di condizioni di lavoro, un esodo di medici dal SSN superiore al 60% delle attuali presenze.

4. Il periodo di riferimento deve rimanere di 4 (o 6 mesi in casi particolari), e non 12 mesi, non solo in considerazione che in un periodo cosi’ lungo si potrebbero verificare casi di superlavoro senza alcun controllo ne’ possibilita’ di recupero, ma anche in considerazione che, nell’attuale situazione di precarieta’, tutti i medici a rapporto di lavoro determinato sarebbero sottratti ad ogni tutela e sottoposti a possibili fenomeni di “dumping” sociale.

Il CPME esprime la propria preoccupazione che, a seguito di recenti cambiamenti politici, alcuni Paesi membri possano essere favorevoli alle modifiche proposte dalla Presidenza Slovena, che in passato non trovarono sufficiente consenso, ed invita ad esercitare presso gli esponenti politici in sede locale, la massima pressione, per tutelare la sicurezza degli operatori della sanita’ e dei pazienti.

Per completezza, si riporta il testo del documento di proposta di modifica gia’ presentata dalla presidenza Portoghese del 2007, (in italiano) integrata con le modifiche proposte dalla presidenza attuale (in Inglese). In rosso i punti di maggior rilievo in entrambe le versioni.

Ilan Rosenberg
Anna Canevari