Ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione
(D.P.C.M. 14 luglio 1995)
via A.Volta 8 16128 Genova
Dipartimento di Area Radiologica
Radiodiagnostica
Radioterapia
Radiochirurgia Stereotassica
Medicina Nucleare
Fisica Sanitaria
Direttore dott. Gian Andrea Rollandi
tel 39 010 563 4810
e-mail rollandi@galliera.it
Genova 15 Aprile 2009
Egregio dott. Fregoso,
mi è stata segnalata una sua lettera pubblicata poco prima di Pasqua sulla pagina spezzina del Secolo XIX, alla quale mi sento in dovere di dare qualche risposta, in qualità di attuale presidente della Sezione Ligure della Società Scientifica dei Radiologi Italiani (Società Italiana di Radiologia Medica - SIRM).
Nella lettera lei esprime perplessità sulla possibilità di “lettura” da parte dei non addetti ai lavori delle immagini radiologiche ormai largamente fornite su supporto digitale (DVD o CD), si lamenta delle loro dimensioni “troppo piccole” rispetto a quelle delle vecchie “lastre” e critica gli alti costi aggiuntivi delle pellicole, quando esse vengano prodotte su richiesta.
Desidero subito sgomberare il campo di base: le immagini fornite su supporto digitale hanno qualità superiore a quelle fornite su pellicola, però è necessario imparare ad usarle.
Un tempo le pellicole (chiamate comunemente “lastre” perché in origine l’emulsione fotosensibile era stesa su un supporto di vetro) erano una parte fondamentale della catena di eventi che creava l’immagine radiologica. Oggi l’immagine viene creata su computer da complessi sistemi nei quali la pellicola non centra più. L’immagine da “analogica” cioè analoga a ciò che normalmente vediamo, è divenuta “digitale” o numerica, perché è costituita da una mappa di numeri ordinati da un computer.
La loro condizione digitale o numerica ha il vantaggio che queste immagini possono essere elaborate, filtrate, corrette, girate, sommate, ingrandite, memorizzate, trasmesse ecc.. Ciò non è possibile con un’immagine su pellicola che è ormai “morta” nel momento della “fotografia”, e fornisce solo un numero molto limitato di informazioni rispetto all’immagine digitale.
La conseguenza della rivoluzione digitale in radiologia è che in ogni reparto moderno gli esami sono studiati e refertati solo esclusivamente sui monitor delle stazioni di lavoro digitali (work-station) che sono i moderni diafanoscopi (le lavagne che emettono luce bianca sulle quali su appendono le pellicole per essere esaminate). Nessuno dei radiologi si sognerebbe di tornare indietro a studiare le immagini su pellicola anziché su monitor.
Per quanto riguarda in particolare le apparecchiature di Tomografia Computerizzata (TC) e la Risonanza Magnetica (RM) più recenti, da un volume corporeo acquisito sono normalmente ricostruite centinaia e centinaia di immagini (qualche migliaio addirittura se si tratta di immagini delle coronarie) che possono essere esaminate ed elaborate con particolari programmi software solo con l’aiuto di computer e monitor. Se si dovessero stampare su pellicola le immagini ricostruite, si arriverebbe a maneggiare almeno 30 o 40 pellicole: neppure in radiologia ci sono diafanoscopi in numero sufficiente per appenderne una buona parte. Non oso pensare alla fatica incredibile nel riordinare in giusta sequenza tutte queste pellicole qualora cadano a terra o qualora il precedente osservatore non sia stato rigorosissimo nel mantenerle in ordine.
Ancora, le immagini di una TC stampate su “lastra” hanno forzatamente piccole dimensioni: di solito 4-6 volte più piccole di quanto si possa osservare su monitor.
Quindi la tendenza a La Spezia, in Liguria, in Italia, nel mondo occidentale è quella di convertire la lettura delle immagini da analogica a digitale, per ragioni di qualità e praticità, non soltanto per economicità.
Secondo un progetto dell’amministrazione USA, entro il 2015 tutta la Sanità americana (non solo la radiologia) sarà esclusivamente su supporto digitale.
Certamente nascono nuovi problemi:
studiare tutte quante le immagini prodotte (abbiamo detto da parecchie centinaia a qualche migliaia), seppure su supporti informatici e con poderosi computers, è un processo molto più lento che studiarne poche stampate su pellicola. Sarebbe però anche come dire che si hanno meno particolari e meno finezze da studiare si impiega meno tempo ad osservarle, alla faccia dell’evoluzione qualitativo-tecnica della radiologia.
E’ necessario disporre di normali personal computers e imparare a usarne le funzioni principali. La Regione Liguria anni fa ha promosso e pagato questa evoluzione per i medici di famiglia. Tuttavia capisco che, per i medici più anziani, impratichirsi nell’uso di un PC possa essere un problema, ma lo è anche lo studio del funzionamento di un nuovo telefonino e di un nuovo telecomando di un televisore. Tuttavia questo minimo aggiornamento all’uso delle tecnologie moderne dovrebbe essere contemplato nel normale aggiornamento di un medico.
Esistono ancora dei problemi di perfetta compatibilità della lettura dei CD o dei DVD per quanto riguarda l’elaborazione avanzata su work-station delle immagini registrate. Questo è un problema riservato al personale specifico delle radiologie, che deve trovare una rapida soluzione e per il quale ci stiamo muovendo.
Infine la richiesta di pagamento aggiuntivo delle immagini digitali stampate su pellicola.
Vediamola da questo punto di vista: il Sistema Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente (salvo il ticket) prestazioni diagnostiche ad alto costo. La prestazione è compiuta con la produzione di immagini digitali e del referto interpretativo relativo. Dal momento che l’ulteriore stampa su pellicola di parte delle informazioni già fornite su supporto digitalenon è una parte della prestazione legata strettamente alla diagnosi, effettuata più compiutamente su monitor, ogni operazione in più non è configurata come dovuta. Se si desidera, nonostante tutto, disporre anche delle stampe su pellicola, perché questo è ciò a cui siamo abituati da tanti anni (ma la medicina è rapida e travolgente innovazione!), allora è necessario pagare quest’operazione aggiuntiva per quello che costa: costo vivo delle pellicole, ammortamento del costo delle stampanti che le impressionano, costo del tempo che l’omino incaricato spende nel fare questo lavoro.Conoscendo i reali costi di queste operazioni, o la sensazione che il prezzo richiesto per la stampa degli esami dalla ASL di Spezia sia inferiore ai costi reali: probabilmente un “prezzo politico” che cerchi di ridurre le tensioni che si innescano a ogni novità.
In conclusione, la radiologia evolve inarrestabilmente verso la produzione esclusiva di immagini digitali, in tutto migliori delle immagini create con le vecchie apparecchiature, ma richiede altresì che tutti gli attori che utilizzano queste immagini, radiologi e medici, adeguino la loro capacità di adoperare le più semplici tecnologie moderne per mettere a disposizione dei pazienti le informazioni radiologiche più accurate oggi disponibili. E’ necessario altresì che la qualità e la leggibilità del prodotto informatico sia costantemente monitorata, e che sia garantita la compatibilità dei CD e DVD con i più comuni PC sul mercato.